CIRO BATTILORO

CIRO BATTILORO 2020-06-21T11:57:42+00:00

Project Description

Santa Lucia
“Ci sono certi pazzi che guardano le facce della gente e il suo comportamento perchè conoscono la semiologia. Sanno che la cultura produce dei codici; che i codici producono il comportamento; che il comportamento è un linguaggio; e che in un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato(tecnicizzato) il linguaggio del comportamento(Fisico e mimico) assume una decisiva importanza.”
Pier Paolo Pasolini

Ci sono luoghi nel meridione d’Italia che portano sulle loro mura e sulla carne dei propri abitanti i segni di ferite insanabili.
In quelle ferite è custodita la memoria storica, il volto autentico dell’essere umano.
In quelle ferite nasce la solitudine nella sua forma più cruda e l’amore nella sua forma più sincera: esso si nasconde proprio qui, per non farsi afferrare dalla superficialità e dall’omologazione della società dei consumi.
Le mie immagini sono un racconto intimo di esistenze invisibili.
Sono il tentativo di recuperare il significato della vita attraverso le relazioni umane, il quartiere e le famiglie che lo popolano. Un significato che, troppo spesso, è stato ignorato dalle politiche che hanno governato in questa regione.
Tra il 1950 e il 1970 la città di Cosenza visse il suo periodo di maggiore crescita edile e demografica (quest’ultima provocata dall’inurbamento di popolazione proveniente dalle aree rurali).
Tuttavia, da quel momento iniziò anche il declino del centro storico.
La spinta all’espansione urbana non seguì un piano regolatore ed avvenne secondo logiche speculative, clientelari e di massimizzazione delle rendite. Ciò provocò un vero e proprio ribaltamento delle funzioni e dei rapporti tra il centro storico e il resto della città.
Diverse funzioni legate all’economia, all’istruzione universitaria, ai servizi per la popolazione, vennero spostate e con esse migrarono verso la parte nord e nuova della città anche le famiglie benestanti e l’elitè politica cosentina.
In un secondo momento, in seguito allo sviluppo dell’edilizia popolare nei quartieri di Via Popilia, Serra Spiga e San Vito, anche il resto degli abitanti abbandonò il centro storico.
Il quartiere Santa Lucia,  nel cuore di Cosenza, un tempo era uno dei fulcri della vita cittadina.
Noto anche come quartiere delle lucciole, oggi è diventato un corpo estraneo alla città, un mondo parallelo dove il logorio degli edifici convive con le esistenze degli abitanti.
Oggi ad abitare Santa Lucia ci sono poche famiglie e abitanti autoctoni che con tenacia hanno scelto di non abbandonare quel luogo custode della loro identità e dei loro vissuti, nonostante il costante rischio crolli a cui sono esposti.
Agli abitanti cosentini, si sono aggiunte alcune famiglie straniere, molte delle quali di etnia Rom, che sono giunte a Santa Lucia dopo lo sgombero di un campo Rom nella zona ferroviaria di Vaglio Lise, sul fiume Crati.

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