ITALY PHOTO AWARD


— Winner Letture Portfolio Online | Trieste Photo Days  —

MIGLIOR PORTFOLIO

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LIKE A MONET

 Fabio Magara  

 
Vince il premio Miglior Portfolio “Like a Monet” di Fabio Magara, un progetto diario oltre ogni moda e tendenza dove l’autore combina originalità, gioco, coerenza, eleganza, senso estetico e compositivo. Lo fa a partire dalla sua ammirazione per il celebre pittore Francese Claude Monet e attraverso un viaggio nei suoi luoghi della Bretagna e Normandia. Magara ha campionato i colori ricorrenti nei suoi quadri, e da questa tavolozza, che come una dichiarazione d’intenti e una bussola appare in apertura, va ricercando nello stesso ordine quei precisi colori foto dopo foto, dittico dopo dittico. Dialogano perfettamente, attraverso il link cromatico, foto di approccio street e paesaggi, luoghi storici e gente comune. Il colore e le combinazioni tra gli scatti assumono un ruolo da protagonista. Un progetto sorprendente tra leggerezza e profondità di sguardo. Unione e celebrazione di fotografia e arte, inno della sensibilità artistica dell’autore.

“Il colore è la mia ossessione quotidiana, la gioia e il tormento.” Claude Monet

“Like a Monet” è un diario di viaggio realizzato lungo le strade di Bretagna e Normandia. Il percorso di questo racconto non segue dinamiche spazio/tempo ma viene tracciato dal colore, elemento chiave proprio come nella tavolozza del pittore Monet, che in questi luoghi ha vissuto e in cui ha creato alcune delle sue opere.
La narrazione è realizzata attraverso dei dittici. Ogni dittico vuole essere una storia a se ma allo stesso tempo contribuire al racconto del viaggio e alla scoperta di questi territori solcati dalla storia recente come pochi in Europa ma gentili, raffinati e profondamente legati alle proprie tradizioni.
La sequenza si apre e si chiude con due omaggi. Nel dittico di apertura l’omaggio è proprio al pittore impressionista e a tutto l’impressionismo in generale, una corrente pittorica che amo profondamente. Nel dittico di chiusura l’omaggio è invece a Robert Capa e alla sua celebre foto “mossa” del DDay del 6 giugno 1944. Entrambi spero mi perdoneranno. Nel mezzo si gioca con fare ironico e concettuale con molte delle cromie presenti nei quadri di Monet che ho opportunamente campionato e che diventano perciò il pretesto per la struttura di questo racconto realizzato in un periodo dove l’unico viaggio consentito è quello della fantasia.
Il lavoro è terminato a luglio 2020.

“Chi beve nero guadagna colore” Mia nonna Duilia

GIOVANE TALENTO

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LOST ROOTS

 Filippo Ferraro   

Vince il premio Giovane Talento “Lost roots” di Filippo Ferraro un progetto che racconta il Salento, una realtà testimone di un paesaggio tipico mediterraneo che coinvolge e dichiara una visione dell’autore sensibile al sistema ecologico ambientale del nostro paese. Danni economici e disastri ambientali non sono altro che una conseguenza di questo fenomeno indagato in forma poetica da Ferraro e che riporta l’attenzione non solo a un settore economico italiano “made in Italy”, che da sempre caratterizza il nostro paese, ma porta alla luce l’importanza delle tradizioni di un popolo. L’autore compie una narrazione profonda, attraverso un linguaggio simbolico che fa riferimento ai legami con il passato e che tocca un senso di appartenenza tra generazioni, elevando il soggetto documentato, l’Ulivo, in forma iconica, simbolo distintivo ed identitario testimone di un popolo. 

Il Salento, territorio nell’estremo sud-est d’Italia, appare oggi, come un immenso cimitero di scheletri legnosi, testimoni di un paesaggio che non esiste più.
Dal 2013, Xylella fastidiosa, un batterio mai riscontrato prima d’allora in Europa, è responsabile di una malattia che sta decimando un numero d’ulivi in continua crescita: più di 20 milioni di alberi risultano contagiati, oltre la metà sono già morti e i restanti lo saranno a breve. Ad oggi,
infatti, non esiste una cura.
La Commissione Europea considera Xylella uno dei patogeni vegetali più pericolosi al mondo, potenzialmente in grado di causare in Europa una perdita annua pari a 5.5 miliardi di euro e di minacciare di conseguenza 300000 posti di lavoro. Quel che in Europa è uno scenario che spaventa, purtroppo, in Salento è già realtà: l’epidemia ha devastato la produzione olearia salentina: più di 5000 persone hanno perso il proprio lavoro nella filiera a causa di una produzione crollata negli ultimi anni del 90%. Molti campi non producendo più reddito versano in uno stato di abbandono che aumenta il rischio di incendi, i quali, a loro volta portano ad un ulteriore svalutazione dei terreni.
In aggiunta ai notevoli danni economici ed al disastro ambientale risultante dalla perdita di un enorme polmone verde, un’altra grande perdita, forse la più intima, ha colpito le vite degli abitanti della regione: la perdita della propria identità.
Quanto è stretto il legame affettivo fra l’uomo ed il paesaggio che lo circonda? E quanto, questo legame influisce sulla sua vita?
Noi tutti viviamo immersi in un paesaggio caratterizzato da elementi naturali e non, che condizionano il nostro modo di essere. Il territorio e la sua stessa riconoscibilità ci appartiene, fa parte del nostro mondo interiore, plasma i nostri ricordi e costituisce un legame con le generazioni passate che lo hanno abitato. E’ difficile comprendere esattamente cosa stia avvenendo senza considerare quel che rappresenta l’ulivo per queste persone: in Puglia sono presenti all’incirca 60 milioni di Ulivi, 15 per ogni abitante della regione, alcuni dei quali millenari e presumibilmente piantati dai primi coloni Greci approdati su queste coste, più di 2000 anni fa. Gli Ulivi definiscono il paesaggio di questa regione, ne rappresentano un simbolo distintivo ed identitario, al punto da essere considerati da molti abitanti veri e propri membri della famiglia. E come tali è stata vissuta la loro perdita.
Questo lavoro è interamente ambientato nella cosiddetta zona infetta, dove non ci si aspetta più di riuscire ad eradicare il batterio in quanto ormai l’infezione è troppo diffusa. Qui la speranza di limitare i danni ha lasciato spazio alla consapevolezza che il disastro è già avvenuto, che il paesaggio, testimone delle tradizioni di un popolo, non potrà essere tramandato intatto. Oggi, in Salento la tristezza dimora fra gli antichi uliveti. Le persone convivono con il profondo dolore causato da una perdita ormai irreversibile, facendo i conti quotidianamente con il vuoto e la desolazione che questa si lascia dietro. Il legame col passato è spezzato, le radici sono perse.